Avvenire, 20 febbraio 2010

pagina 26

Fonte: Avvenire.

Case, porte e finestre? Col multiplo di 2,7.


DI LEONARDO SERVADIO.

Il matematico Nikos Salìngaros lancia la sua provocazione in nome del ritorno alla bellezza e all'ornamento nella costruzione.

L'architettura ha un influsso sulla civiltà? «Certamente. Per valutare in modo serio quanto questo avvenga, dovremmo tornare a indagare la relazione tra architettura e matematica: un collegamento che in passato era biunivoco e reciprocamente proficuo... », ma oggi non lo è più, perché è interrotto da un atteggiamento ideologico troppo semplicistico e condizionato dalla politica. Nikos Salìngaros, matematico di formazione e professione, acquisito alla critica e quindi anche alla pratica dell'architettura, è diventato il portavoce più eloquente della reazione all'architettura contemporanea emersa dal modernismo, e i concetti su esposti sono ripresi nel volume A theory of architecture (Umbau Verlag), forse il più esaustivo tra i vari studi da lui pubblicati.

Riassumendo, lo scenario entro il quale si colloca l'opera di Salìngaros è quello costituitosi con l'accavallarsi di diverse tendenze architettoniche che negli ultimi decenni hanno generato un'autentica babele di linguaggi (postmodern, neorazionalismo, decostruttivismo, hi-tech, eccetera) e l'emergere del fenomeno delle "archistar", il tutto in sostituzione degli "stili" che hanno marcato l'evoluzione storica dell'architettura sino al XX secolo. Ne consegue, soprattutto agli occhi di chi non segue da vicino l'evolversi della produzione corrente, una condizione di spaesamento: in tale contesto di generale incertezza, rivolgersi al "noto", cioè agli approcci progettuali che hanno dominato la scena sino all'irrompere del "moderno" negli anni '20 del XX secolo, è una reazione ovvia, che oggi diventa una tendenza di forza crescente e che annovera tra i suoi esponenti più illustri il principe Carlo d'Inghilterra.

Salìngaros tuttavia, fondandosi tra l'altro sugli studi dell’architetto statunitense Christopher Alexander, organizza il suo sistema sottolineando anche il problema della "scala" dimensionale, cioè sostiene che la gerarchia delle dimensioni debba mediare i rapporti dalla piccola scala alla grande scala, tramite una serie di progressivi passaggi intermedi, onde evitare incongruenze o spazi vuoti, e afferma che tale sistema di dimensionalità debba fondarsi approssimativamente sul fattore 2,7. In altri termini, data una certa lunghezza del lato di un edificio, porte e finestre avranno dimensioni che siano un sottomultiplo ottenibile dividendola per 2,7: ma vi dovranno essere elementi intermedi così che il passaggio di scala non si compia con un salto; e tale proporzionalità dovrà continuare anche nella scala più piccola, in modo tale che vi sia un ritmo crescente dalle dimensioni minori (che sono o fungono da ornamentazione) a quelle maggiori.

E in tal modo Salìngaros reintroduce il discorso dell'ornamentazione (già rifiutato da Loos e da tutto il movimento moderno), come alcunché di sostanziale all'architettura, collegando questo aspetto alla sensazione di benessere che l'individuo riceve dall'ambiente costruito. Il tutto collegato alla teoria dei frattali: le forme autosimili che in certo modo riescono a imitare le forme della natura. Così la matematica fornisce una serie di criteri, sia per giudicare il bello, sia per progettarlo. Certo, fondandosi su questa metodologia, molti degli edifici realizzati negli ultimi decenni appaiono da rigettare, soprattutto quelli che inseguono «forme geometriche pure».

Certo il discorso estetico non si concluderà qui, ma si potrà forse arricchire di un elemento in più: purché si rifugga dalla tentazione di assolutizzare tale teoria (sarebbe una specie riproposizione rovesciata del razionalismo) o di farne una bandiera di parte, ricadendo nella trappola di ideologizzare o politicizzare l'architettura.