Bimestrale della Fondazione CE.S.A.R. Onlus, giugno-luglio 2008.

FOCUS e L'INTERVISTA

DI NATALIA ALBENSI

 

GRATTACIELI: UN'EPIDEMIA MONDIALE.

Dov'è l'uomo? Sembra sparire dietro l'ombra dei grattacieli, al centro della polemica nata sui nuovi progetti urbanistici di Milano, dalla nuova sede della Bocconi alla Citylife sull'area della ex fiera. Innescata da Adriano Celentano, che con le parole tanto molleggiato non è, e proseguita per cerchi concentrici. Dai teorici, agli addetti ai lavori, al nuovo premier Silvio Berlusconi fino a contenere, ma era inevitabile, la dimensione del bello e del brutto nel concetto più ampio di città. Lì, dove l'uomo vive ancora. Nonostante le Archistar, a volte, sembrino dimenticarlo.

Dopo l'attacco dell'ex ragazzo della via Gluck, che ha definito i più famosi architetti del mondo "i genitori di Frankestein" capaci di "orribili gravidanze", creando un botta e risposta che si è protratto per mesi sui maggiori quotidiani nazionali, è apparso sul Domenicale un articolo di Nikos Salìngaros, urbanista e teorico di fama internazionale. Che, sullo sfondo del "culto del nichilismo nell'architettura contemporanea", come recita il titolo, costruisce un semplice ma esauriente modello dei cambiamenti in atto nella società. "Accade" esordisce Salìngaros, "che certi stili architettonici molto in voga oggi, siano, di fatto contro natura"; e da qui si dispiega un orizzonte teorico di ampio respiro.

"Non è un gioco innocente", per l'urbanista di origini greche che insegna matematica all'Università del Texas, "l'architettura contemporanea", infatti, "ha radici oscure, perfino nichiliste". Radici che si sviluppano sul terreno della negazione del "bello" estetico: negando prima di tutto "la connessione sensoriale con l'ambiente, convincendo la gente che ciò che fa schifo e ripugna è "bello", mentre ciò che attrae e incoraggia la relazione (cioè il vecchio "bello") è contro lo sviluppo e il progresso". Il modo migliore, per invertire "le nostre reazioni sensoriali". L'architettura decostruzionista è dunque figlia del culto nichilista, e porta in sé anche i germi della cultura marxista sviluppatasi con la scuola di Francoforte: entrambe le scuole filosofiche hanno teso a "ristrutturare l'essere umano al di fuori della sua natura tradizionale" mettendo in atto, per mezzo dei media, un vero e proprio "colpo di stato". Che, infine, ha investito anche la Chiesa, in quanto: "Dio non esiste nella geometria morta".

A Salìngaros ha fatto subito eco Roger Scruton, filosofo conservatore inglese, che ha proseguito il discorso stigmatizzando gli edifici costruiti da architetti del calibro di Libeskind, Foster, Gehry e Piano come "edifici brutti e inospitali, corpi estranei al tessuto urbano". Il modernismo radicale delle archistar è, invece, "il frutto avvelenato dello spirito di decostruzione che si è diffuso nel mondo intellettuale". Le Corbusier, infine, il padre spirituale. "Nostalgie di un passato impossibile" quelle di Salìngaros e Scruton per Mario Botta, mentre Massimiliano Fuksas ha assicurato: "Nessuno vuole costruire contro l'uomo: l'architettura non si risolve in una grammatica stilistica". Subito dopo però l'architetto, dall'alto della sua Nuvola, durante la trasmissione "Anno Zero", si è lasciato sfuggire un commento sugli italiani, "ignoranti", secondo lui, "perché hanno votato Berlusconi". Infine, anche i "nuovi architetti" sono entrati nel dibattito mediatico: "Né utopie totalitarie, né ritorni nostalgici al passato" la loro replica. Ma, puntuale, Salìngaros ha riportato il discorso sul binario iniziale, il patto uomo-natura, sparando a zero sulle elite intellettuali che impongono le loro idee contro il concetto di democrazia. "Non c'è una terza via, esiste soltanto l'umano o l'inumano", conclude l'urbanista. Nel frattempo Milano ha vinto la sfida per l'Expo del 2015, con grande soddisfazione del sindaco Moratti: e su Citylife si sono accesi di nuovo i riflettori. Stavolta a puntare le luci sulle tre torri firmate Libeskind, Isozaki, Hadid è stato Silvio Berlusconi, che è sceso in campo dalla parte dei cittadini milanesi, quelli dei comitati ambientalisti, attingendo allo stesso veleno utilizzato per i suoi strali da Celentano. E all'ombra dei grattacieli "storti e sbilenchi", secondo il punto di vista del Cavaliere, i milanesi attendono…. inascoltati? che l'Expo 2015 cambi la loro storia.

 

L'INTERVISTA

SALÌNGAROS: NO AI GRATTACIELI, IL MONDO È SULLA TERRA.

"Le archistar non hanno mai imparato il linguaggio delle forme". Il pensiero di Nikos Angelos Salìngaros, urbanista e teorico dell'architettura di origine greche e professore di matematica all'Università del Texas, scorre lineare e senza pause tra le parole di un italiano quasi perfetto. In pochi minuti, con la certezza pacata di una vita dedicata alla conoscenza, che non ha bisogno di convincere, Salìngaros ci ha parlato di cultura, di forme, di linguaggi e di uomini. Poi, di architettura e urbanistica. Concentrando in poche parole lo spirito che anima il suo gruppo di architetti, "che progettano su scala umana per i bisogni umani".

Professore, cos'è "linguaggio delle forme"?  

"Un linguaggio di archetipi e simboli architettonici, di materiali locali, del modo di fare progettazione su tutte le scale della città fino a quelle di 2 millimetri. In ogni paese e in ogni località si è sviluppato contemporaneamente al linguaggio parlato o scritto, con una grande abbondanza di possibilità. Infatti ci sono moltissime varianti così come nei dialetti che fanno parte della stessa lingua. Addirittura è possibile immaginare 2 linguaggi delle forme diversi a nord e a sud di Roma, che però sono relazionati tra loro". 

Ci può fare un esempio dell'importanza di questo linguaggio?  

"Certo, io e il mio gruppo stiamo lavorando proprio adesso a un progetto in stile islamico greco-romano per una città del medio oriente: la richiesta è stata quella di un'architettura classica e tradizionale che riuscisse a comprendere, però, anche l'architettura islamica". 

Perché le archistar non considerano questi aspetti?  

"In realtà hanno la tendenza a imporre un'architettura astratta senza considerare le culture locali. Loro non fanno uno sforzo di conoscenza, ma si limitano a estrapolare qualche simbolo utilizzandolo nelle loro opere in modo assolutamente decontestualizzato". 

Perché il linguaggio delle forme non viene utilizzato?

"La verità è che no si può imparare nelle università, per motivi ideologici. Il tutto risale agli anni '20, quando i modernisti volevano introdurre architetture semplificate basate su nuovi materiali industriali come il vetro e l'acciaio, per trovare uno stile universale. Ma le tipologie moderniste erano troppo povere di contenuto per definire un linguaggio delle forme. Sarebbe come cercare di introdurre un nuovo linguaggio di 20 parole per sostituire un linguaggio composto da 200 mila vocaboli. Ma nonostante ciò, sono riusciti nel loro intento: è stata una grande vittoria propagandistica, perché hanno collegato questa architettura molto povera con l'idea dello sviluppo tecnologico e allo stesso tempo hanno presentato la schiavitù dell'individuo ad una tecnologia dominante e totalitaria come una liberazione politica e culturale".

Ci sono esempi di questo processo?

"Il caso del razionalismo romano: questo era un vero e proprio linguaggio delle forme sviluppato con originalità da un gruppo di architetti italiani. Nonostante il suo valore è stato marginalizzato dagli altri modernisti internazionali e i loro discendenti di oggi parlano come se non fosse mai esistito e ad oggi è stato completamente emarginato dall'International Style".

Cosa ne pensa della Teca di Meier?

"Penso che in quell'opera ci sia un errore fondamentale: la luce, che viene da dietro e da tutte le direzioni, impedendo ai visitatori di focalizzare le sculture. Come teorico dell'architettura penso che siano stati mescolati pochi elementi presi proprio dal razionalismo, mentre, come cittadino non mi dispiacerebbero se la teca fosse modificata o addirittura spostata per sostituirla con una nuova, più adatta a quel ruolo".

E della 'Nuvola' di Fuksas?

"Non la conosco bene ma ho visto che ha una forma molto strana, e su questo bisogna stare attenti, perché deve relazionarsi con l'ambiente e il rischio è di provocare gravi danni di armonia matematica. Le nuove architetture non cercano l'armonia, mentre bisognerebbe studiare il contesto e la sua relazione con l'uomo".

Sta seguendo qualche progetto in Italia?

"Ho parlato con l'assessore allo sviluppo del territorio del Comune di Milano, Carlo Masseroli, con il quale sono in "disaccordo amichevole" in merito ai grattacieli dell'Expo, ma forse lavoreremo insieme con la mia squadra di architetti per realizzare una 'città della rete', il progetto urbanistico di una città ricca di connessioni, e non di blocchi isolati".

Perché è tanto contrario ai grattacieli?

"Sono convinto che un bambino non voglia vivere al 21° piano di un grattacielo, né avere un parco enorme dove non si va mai. Il bambino vuole stare al piano terra, con 20 mq di giardino. Il mondo è sulla terra".  

 

Nikos Angelos Salìngaros è un originale urbanista e teorico dell'architettura, con una formazione di scienziato e matematico. Insegna matematica nell'Università del Texas dal 1983 ed è visiting professor all'Università di Roma Tre. Ha collaborato con l'architetto e teorico Christopher Alexander alla stesura del monumentale The Nature of Order (2003-2004), opera in quattro volumi su arte, scienza, natura e bellezza. Ultimo libro pubblicato in Italia: "Antiarchitettura e Demolizione. La fine dell'architettura modernista" (ed. LEF, 2007, pp. 228). Salìngaros è una delle voci più chiare di un gruppo di architetti e urbanisti che sta definendo "la nuova architettura", un'architettura adattata agli esseri umani. Con le sue conoscenze scientifiche e la sua autorità, forma un legame essenziale fra gli architetti tradizionali e quelli che applicano le leggi scientifiche all'architettura.