IL GIORNALE DELL'ARCHITETTURA, N. 81, FEBBRAIO 2010

FONTE

Alcuni consigli a uno studente di Architettura.

La disciplina architettonica ha imboccato una strada sbagliata? Se fosse vero, come sostengo nei miei scritti, dobbiamo andare alle radici, alla formazione.

Con poche eccezioni, le scuole focalizzano il loro insegnamento solo su alcuni temi ed escludono le fonti più importanti d’ispirazione per la progettazione. E affermano al contempo di «liberare la mente dell'allievo per sviluppare la relativa creatività massima» ma, onestamente, non sanno come farlo. A volte la «condanna» di forme al di fuori del paradigma corrente è esplicita, a volte è molto sottile ma non meno potente nell'influenzare gli allievi. Il sistema porta a indottrinare con il linguaggio del Movimento moderno, mentre i docenti sono purtroppo incapaci di una critica al di fuori dei suoi paradigmi e delle sue immagini iconiche. Essi stabiliscono per gli allievi che cosa è bene e che cosa è male senza fornire loro nessuna difesa logico-critica. E, come nelle sette religiose, è molto difficile che studenti e docenti si allontanino delle immagini approvate.

La creatività è possibile soltanto quando un allievo conosce le regole di funzionamento generali dell'architettura. E la ricerca d'idee innovatrici dipende dall'apprendimento delle tecniche già sviluppate che funzionano. Invece, le scuole offrono solo una finta creatività -- il lavoro degli architetti alla moda -- e si disinteressano se il loro lavoro sia inadatto al soddisfacimento dei bisogni umani. Quando poi ad allievi a cui non sono insegnate regole scientifiche verificate è suggerito di generare «originalità», la creazione, elogiata dai docenti, è possibile solo copiando immagini «originali» prodotte dagli architetti alla moda.

Per aiutare, ecco un criterio per «smascherare» la progettazione auto-referenziale: «Un metodo è sbagliato quando non contiene un ciclo d'iterazioni, ossia un ciclo evolutivo che chiarisce le forme soltanto dopo molti passi, dove ogni passo è valutato e aggiustato secondo l'adattamento ai bisogni e alla natura umana». Guardatevi bene dall'ispirazione «divina» di una forma che appare dal vuoto; non lasciatevi suggestionare dalla legittimazione che può derivare da un grande architetto, da un celebre critico o da slogan politici o ideologici; guardatevi quando qualcuno disprezza quanto fatto nel passato antecedente al Movimento moderno. Guardatevi da un metodo progettuale ispirato da concetti astratti anziché dalle necessità dell'utente.

Le conferenze universitarie spesso presentano una confusione linguistica e visiva incredibile, una zuppa di parole e concetti assurdi, e ogni studente deve scoprire da solo cosa veramente succede mentre impara a guadagnarsi il diploma. È ovvio: tutti giocano per il potere. Non c'è nessun dialogo! Obbedienza assoluta! Le scuole di Architettura non hanno soluzioni da proporre per l'ambiente: le soluzioni «ecosostenibili» sono «high-tech» e dunque controllate dallo stesso potere economico globale che costruisce edifici-mostri. L'architetto del futuro si deve svegliare dall'indottrinamento.

Nikos Salìngaros, San Antonio (Texas)