Il Covile, No. 630, 18 febbraio 2011.

SULL'IPOTESI DI RICOSTRUZIONE DEGLI ISOLATI DI PALAZZO RUGGIA, PALAZZO LAIS E SAN FILIPPINO IN VIA GIULIA ROMA.

 

Pagina 25: "LA VECCHIA TRUFFA DEI NUOVI PROGETTI ARCHITETTONICI".

DI NIKOS A. SALÌNGAROS.

L’architettura indifferente all’anima umana è una setta. Dura a morire, intollerante, radicata in un network di potere costituito nei decenni. Non passa giorno senza che qualche giornalista non ne offici il rito mediatico, e innalzando lodi al dio invecchiato della Contemporaneità, non mostri una “nuova” immagine architettonica, scintillante come una vetrina, e altrettanto aliena alla sensibilità autentica. Da qualche tempo il rito ha incluso la didascalia “sostenibile”, “a scala umana”, “bio”, ad uso di un pubblico che si presume ammaliato. La setta crede nel marketing, e ha l’urgenza di rivoltare a proprio favore le critiche. Nella fattispecie la lezione gli è giunta dagli scritti miei e dei miei amici del Gruppo Salìngaros, della Bioarchitettura e della Biourbanistica. Che abbiano paura è certo: siamo giunti al punto che pur di metabolizzare una rivolta centrata, i membri della setta non soltanto contraddicono a parole quello che realizzano nei fatti, ma sono persino pronti a lavorare gratis...

Grazie a noi molti giovani hanno compreso la necessità della partecipazione civile nelle scelte architettoniche che disegnano lo spazio comune. Ed ecco allora che al pubblico si offre la pseudo-scelta fra progetti attentamente preselezionati. Ipotizziamo allora che un certo politico decida di risistemare un’area storica dismessa del centro città. Chiama un gruppo di architetti alla moda, i quali presentano progetti superficialmente diversi ma tutti allineati alla solita estetica della setta, come sempre da ottant’anni a questa parte, e invita la popolazione a votare il migliore. Con la logica del bancale del supermercato, mal travestita da democrazia, si continua così ad imporre l’architettura che esclude a priori ogni adattabilità agli esseri umani. Le sue immagini perennemente fredde, aliene, industriali, nonostante i profusi tentativi di alleggerirle con rendering virtuali di persone felici, mostrano l’ignoranza di come quegli spazi influenzeranno gli esseri umani, le loro viscere, la loro socialità. Tutto è ridotto a un prodotto commerciale, a iniziare dalla vita.

Un simile gioco sporco, funzionale all’auto-mantenimento di una piccola casta e al riciclo di un’ideologica estetica industriale che da ottant’anni appesta l’arte del costruire, rovina la vera architettura a scala umana, e danneggia gravemente tutti noi.

È chiaro che l’attività edilizia costante è un volano per l’economia. L’imprenditore edilizio deve costruire per fare lavorare i suoi capitali, mentre il politico ha il dovere di migliorare la città (e dunque è ben lecito che sogni di lasciare un segno da statista sul territorio). Ma queste forze che modellano la città, domandano indirizzi alla cultura architettonica su chi includere ed escludere tra i progettisti, ritenendo ingenuamente che proprio i nomi e gli stili con maggiore visibilità possano fornire i migliori consigli. È qui che sbagliano, e inciampano nel grande scandalo oscurato dei nostri tempi. Da quando i media si sono impossessati dell’architettura sostituendo la scienza architettonica con una cultura artistica d’immagini astratte, priva di fondamento e di etica (quindi da Le Corbusier), la comunità civile, politica ed economica è tutt’intera vittima di una truffa. I giochi fantasmatici degli architetti, privi di ogni relazione con i bisogni socio-fisiologici umani, sono un inganno.

Il sistema di potere fine a se stesso, radicato nei media e nelle sedi dell’insegnamento universitario, vede chiaramente nell’autentica architettura adattiva, biofilica e a scala umana, un pericolo mortale e cercherà sempre di impedirne la fioritura, con ogni mezzo: disinformazione, calunnia, sovversione, plagio. Ma da sé solo questo sistema sa soltanto erigere strutture inumane, e fino a quando i politici sosterranno tale settarismo ideologico, è certo che il nostro ambiente costruito potrà soltanto peggiorare. Abitatori dello spazio civile, la speranza è altrove: fatevi sentire, riprendetevi ciò che vi è dovuto.

Fonte originale: IL COVILE.